ROMA E IL CARAVAGGIO “CHIESA DI SAN LUIGI DEI FRANCESI”

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Nel cuore di Roma, non distante da piazza Navona, nel rione Sant’Eustachio, sorge la chiesa di San Luigi dei Francesi, realizzata tra il 1518 e il 1589 ed è da quest’ultimo anno che è la chiesa nazione dei francesi a Roma.2.jpg

LE OPERE D’ARTE

Famosa in tutto il mondo anche per le grandi opere che ospita al suo interno 😉

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La chiesa, dal punto di vista artistico, è un’esaltazione della Francia attraverso la rappresentazione dei suoi santi e dei suoi più grandi personaggi storici.

Due sono i luoghi che racchiudono veri e propri capolavori dell’arte del XVII secolo: La seconda cappella della navata di destra vi sono l’affresco con storie di santa Cecilia del Domenichino e, sull’ altare, una copia di Guido Reni della Santa Cecila di Raffaello;

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La quinta cappella della navata di sinistra (cappella Contarelli) vi sono tre capolavori assoluti del Caravaggio: il Martirio di San Matteo, San Matteo e l’angelo e Vocazione di san Matteo,  dipinti dal grande Maestro fra il 1597 ed il 1602

INTEGRAZIONE e APPROFONDIMENTO (Cappella Mathieu Cointrel detta “Contarelli”)

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È ormai accertato che la prima tela che Caravaggio realizzò fu quella del martirio. Dopo diversi tentativi pervenne a questa composizione che risulta un po’ sovraffollata. Il groviglio di corpi rimanda a composizioni manieriste mentre i nudi sono di chiara derivazione michelangiolesca. Il santo è sopraffatto dal soldato etiope mandato dal re Hirtacus ad impedire che san Matteo proseguisse la sua opera di proselitismo. Un angelo si sporge da una nuvola per porgere a san Matteo la palma simbolo di martirio, Tutto intorno vi è un aprirsi della folla che assiste inorridita a quanto sta avvenendo. Tra le persone ritratte si riconosce in fondo a destra un uomo con barba e baffi che probabilmente è lo stesso Caravaggio.

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L’intera scena è circondata dal buio, come se il tutto stesse avvenendo di notte. Da questo momento Caravaggio userà sempre il fondo scuro per le sue immagini. Qui, tuttavia, vi è una chiara incertezza sull’uso della luce che ha il compito di rischiarare l’immagine dall’oscurità. Il distribuirsi delle zone chiare non segue una direzione precisa ed univoca, così che anche la composizione del quadro sembra svolgersi senza un motivo unitario.

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Sicuramente il quadro con la «vocazione» di san Matteo risulta più efficace e compiuto. Motivo principale del quadro è il fascio di luce che proviene da una finestra che non vediamo, posta sulla destra dell’immagine. Questa luce ha un valore altamente simbolico, proviene dalle spalle di Gesù, quasi forza che lo precede, ed è tale la sua intensità che la finestra aperta sulla parete di fronte non emana alcuna luce. Se questa finestra non emana luce perché è notte, a maggior ragione la luce da destra che rischiara l’ambiente ha un valenza prettamente simbolica.

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Il fascio di luce ci fa intravedere la figura di Gesù, parzialmente coperta da quella di san Pietro. Entrambi stanno indicando san Matteo, ma il gesto di Gesù ha una maggiore forza e determinazione. San Matteo, al momento della chiamata di Gesù, era un gabelliere, cioè un esattore di tasse. Incarico sicuramente odioso non esente da una componente violenta. Quando Gesù lo incontrò, gli disse di seguirlo e san Matteo abbandonò tutto per obbedirgli.

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Caravaggio trasforma questo episodio in una scena dei suoi tempi. San Matteo, e gli altri gabellieri seduti con lui a contare i denari raccolti, hanno abiti seicenteschi, ed anche l’ambiente somiglia molto ad una taverna della Roma di quegli anni. Come a dire che il sacro non ha una collocazione lontana nel tempo e nello spazio, ma è sempre presente tra di noi. E una sua chiamata può sempre giungerci. Ovviamente il crudo realismo di Caravaggio ebbe un ruolo determinante per giungere a questo risultato.

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Da questo momento in poi la pittura di Caravaggio acquista un carattere sempre più drammatico, sia nei soggetti sia nel suo stile che accentua in maniera violenta i contrasti tra luci ed ombre. Tuttavia la prevalenza è sempre dell’oscurità, e le immagini si riducono all’ essenziale rischiarate da una luce che ha sempre un valore più simbolico che reale. La luce è quanto noi possiamo conoscere del tutto che ci rimane invisibile. Per questo i quadri di Caravaggio producono sempre una forte risonanza interiore in chi guarda: sono il frammento di un mistero che non riusciremo mai a rischiarare.

Il terzo quadro con san Matteo e l’angelo fu realizzato da Caravaggio in un secondo momento. Caravaggio realizza una prima versione, ma gli eredi la rifiutarono. In questo quadro si vedeva san Matteo con l’aspetto di un popolano quasi analfabeta, al quale l’angelo dirigeva la mano per farlo scrivere. Anche in questo caso ciò che non fu compreso fu l’eccessivo realismo del pittore, il quale non aveva la predisposizione a trasfigurare la realtà ma a rappresentarla in maniera nuda e cruda.

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La seconda versione appare più accettabile. Qui il santo scrive da solo, mentre l’angelo gli dà dei suggerimenti. In questo modo si salvava la tradizione, che voleva san Matteo ispirato da un angelo, ma al contempo si vedeva un santo con l’aspetto di un vecchio saggio, di certo non analfabeta.

Io adoro il Caravaggio, io adoro Roma!

Massimo Lato

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