Basilica di Santa Maria in Trastevere “I mosaici di Pietro Cavallini”

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La basilica di S.Maria in Trastevere, che sorge sulla omonima piazza, fu probabilmente il primo luogo ufficiale di culto cristiano edificato a Roma e sicuramente il primo dedicato al culto della Vergine. Secondo la leggenda la chiesa fu eretta da S.Giulio I nel 340 sull’oratorio fondato da papa Callisto I.

Un fatto antico e mistico la contraddistingue dalle altre chiese: S.Maria sorge sul luogo dove, nel 38 a.C., dal terreno fuoriuscรฌ uno zampillo di olio minerale, la divina “fons olei”, poichรฉ i cristiani vi videro il segno premonitore della venuta di Cristo, l’Unto del Signore (il punto dove sgorgรฒ รจ ancora indicato su un gradino del presbiterio).

La chiesa fu ricostruita quasi completamente da Innocenzo II nel XII secolo, in gran parte con i travertini ed i marmi provenienti dalle Terme di Caracalla.

Il ciclo decorativo dei mosaici di Santa Maria in Trastevere viene tradizionalmente datato al 1291 (sulla base di una strana data MCCLCI letta in passato, ma oggi perduta), anche se alcuni storici tendono a spostarlo piรน avanti nel tempo, al 1296 circa. Di certo il committente fu Bertoldo Stafaneschi (qui sepolto), figlio del senatore Pietro Stefaneschi e di Perna Orsini e fratello del futuro cardinale Jacopo Stefaneschi.

Nella conca dell’abside si puรฒ ammirare un mosaico raffigurante la Vergine e Cristo assisi sullo stesso trono (XII secolo), ornato, nella parte inferiore, da Storie della Vergine, sempre a mosaico, opera di Pietro Cavallini (1291).6-santa_maria_in_trastevere_rome_15234104942

STORIE DELLA VERGINE DI PIETRO CAVALLINI ย (1291)
Nativitร  della Vergine:

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Nativitร  della Vergine (particolare):

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Annunciazione:

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Annunciazione (particolare):

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Nativitร :

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Adorazione dei Magi:

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Presentazione al tempio:

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Presentazione al tempio (particolare):

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Dormitio Virginis:

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Questa opera mostra appieno le capacitร  tecniche di Cavallini che rompeva con le forme ieratiche bizantine e adattava i modelli stilistici dei suoi mosaici alle novitร  che provenivano dalla pittura e dalla scultura toscane, affiancando la scuola romana al clima gotico della pittura di Cimabue e alle prime esperienze di Giotto.

La nuova sensibilitร  si puรฒ vedere nelle citazioni naturalistiche della Nascita di Gesรน, ma meglio ancora nella tridimensionalitร  del trono che appare dietro la Madonna spaventata dall’improvvisa apparizione dell’Arcangelo annunciante.

Queste architetture sono state messe in relazione con le opere di Giotto, ma in questo confronto Cavallini si dimostra diverso: le sue quinte architettoniche infatti sono dei semplici sfondi irreali, che, tranne rari casi (l’altare della Presentazione al tempio o il trono di Maria) non dialogano con i personaggi.

Tuttavia nonostante il giudizio critico del Vasari che nelle Vite dei pittori lo declassavaย  a “discepolo di Giotto” decretando la supremazia della pittura toscana, con Pietro Cavallini la pittura romana cambiรฒ registroย  e anticipรฒ il “naturalismo” di Cimabue, trasmesso forse al maestro fiorentino durante il suo soggiorno romano.

Massimo Lato

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