Una vita risolta…

ANTONELLA

Da bambina immaginavo che ad un certo punto avrei avuto la mia vita risolta. Pensavo di non avere grandi talenti, ma che da grande avrei trovato la mia strada. A volte mi sentivo invisibile, ma da grande avrei certamente trovato la mia voce. Non mi sentivo affascinante, ma da grande lo sarei stata.

Avevo, di Antonella adulta, questa immagine stereotipata da donna in carriera: un fantastico tailleur nero, tacchi alti e rossetto rosso. Carismatica e sicura di sé…

Ma non era esattamente questo il punto.

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L’immagine di me stessa che mi tranquillizzava di più era quella di una persona che sapeva. Che conosceva sé stessa e il mondo. Il punto, forse, era questo: Non mi sentivo in grado di affrontare moltissime situazioni, ma da grande avrei saputo cosa fare.

Oggi sono grande, forse più della donna che immaginavo da bambina. Ci sono momenti dorati in cui sono davvero quella donna: forte, talentuosa e sicura, che percorre il mondo a testa alta e sa cosa deve fare, sa muoversi per il mondo abile, tagliente e silenziosa. Sul silenziosa dovrei chiedere ai miei colleghi maschi 🤔

Ma ci sono anche tanti altri momenti in cui sono ancora quella bambina. Quella che non sa cosa fare, quella che vorrebbe perdersi in fantasie e non affrontare la realtà.

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Ma poi ho capito una cosa. L’ho capita quando mi muovevo per il mondo svelta e regale come una tigre… o quasi😛 Nei momenti in cui leggevo nello sguardo degli altri il rispetto che avevo io per i più grandi, nei momenti in cui tenevo in pugno una sala intera, nei momenti in cui riuscivo a dire la frase giusta al momento giusto cambiando il corso degli eventi.

E la cosa è questa: in quei momenti a darmi quegli occhi, e quella voce, e quelle parole, e quella padronanza del mondo intorno e del mondo dentro, non era la donna che sono ora, ma la bambina che sono stata. Quella persa nel suo mondo, era la ragazza che sono diventata. Era la giovane donna che ero.

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Perché a darmi il carisma che possiedo in quei momenti sono tutte le sfaccettature di me, anche quelle deboli, anche quelle brutte, anche quelle inconfessabili. Che mi permettono di brillare in superficie dicendo le parole giuste e sorridendo al momento opportuno, tessendo racconti e parole nell’ aria, così come di andare a fondo, molto a fondo, lì dove solo chi è stato a lungo in apnea riesce ad arrivare.

Inizio a pensare che la bellezza sia una combinazione di cose belle e cose brutte. Di forza e debolezza. La bellezza è intravedere sotto la superficie. Le persone più belle che conosco portano addosso le tracce della loro stessa costruzione.

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I miei momenti… belli e brutti, sono il mio tesoro. Sono quello che mi compongono. Sono me 🙂

Antonella
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