“Carin Grudda. Fantasie contemporanee ad Ostia Antica”

DSC_7065.jpg “Carin Grudda. Fantasie contemporanee ad Ostia Antica” è la mostra che sarà inaugurata mercoledì 27 giugno alle ore 19.00 nel Parco Archeologico di Ostia Antica (via dei Romagnoli, 717). Alla cerimonia interverranno, oltre all’artista, il direttore del Parco Archeologico di Ostia Antica, Mariarosaria Barbera, i curatori della personale, Marco di Capua e Silvia Mazza, l’ambasciatore del Regno del Marocco in Italia, Hassan Abouyoub, lo scrittore Tahar Ben Jelloun (l’area archeologica gli dedicherà una mostra nel 2019) e il presidente de “Il Cigno GG Edizioni”, Lorenzo Zichichi.

DSC_7048.jpgSaranno esposti sedici bronzi della scultrice tedesca Carin Grudda, una delle più visionarie artiste concettuali contemporanee, che da anni vive in Liguria. Sculture che sono come “visioni oniriche, in cui la chiave giocosa alla maniera dadaista si è decantata della componente dissacrante, tipica del movimento artistico”, sottolinea Silvia Mazza, storica dell’arte e firma per “Il Giornale dell’Arte”.

“Bau-Miau”, “Buffone”, “Fenice”, “Il grande salto”, “Cerbero”, “Grande Re”, “Le tre Grazie”, sono alcune delle opere esposte, insieme a “Paul-Orsacchiotto seduto”, “Elfo delle fragole” (che è stata protagonista della mostra tenutasi nel Teatro greco-romano di Taormina), “Galline in corsa” e “Mr. Dog”.

DSC_7141La scultrice – spiega Marco Di Capua, docente di Storia dell’Arte Contemporanea all’Accademia di Belle Arti di Napoli – porta tra noi, in maniera ironica, la favola antica, dove ci sono animali e piante, e dove lo scenario della classicità e la realtà sono unite in un patto non infranto tra di loro, in una connessione vera; è come se la Grudda riscoprisse e ci proponesse un Eden, un paradiso perduto, dove tutte le creature, lo scenario dell’arte e dell’antichità sono uniti sullo stesso territorio scenico. Tutto questo porta la purezza della favola, dove niente è ancora corrotto, dove nulla è perduto e dove tutto ritorna: gli animali, le piante, l’ironia, il racconto, la narrazione”.

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“Puntare tutto su una carta, giocare rischiando al massimo – conclude Carin Grudda a proposito dello spirito che l’ha spinta a creare queste opere -. Il non essere arrivato, l’ “in between”, la ricerca, materializzati nel bronzo. Così il provvisorio e il finito si trasformano in un’eternità”.

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Per l’artista tedesca “l’arte è perturbante, nel senso migliore del termine, dal momento che riporta agli occhi le cose trascurate: il non visto. E’ un uscire da sé, come piccole fughe in grado di aprire il cuore e lo sguardo a spazi più ampi. L’estraneo, ciò che non è consueto, è una possibilità che si apre per noi. E’ un regalo per chi è disposto ad accoglierlo. Fermarsi qualche volta dimenticando se stessi, come accade nel gioco e nell’amore: questo, sì, ferma il tempo per un istante. Ci libera dalla nostra finitezza. Essere senza tempo, anche solo per un attimo, è felicità”.

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