“Abusate” Minimizzare e colpevolizzare sono la stessa cosa!

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C’è una cosa che forse i nostri compagni, amici, fratelli, padri, non capiranno mai. Quella cosa si chiama ‘sentirsi in pericolo per il solo fatto di essere donna’. Ci pensavo ieri sera,  che solo oggi, nell’epoca del #metoo, siamo capaci di dare un nome a quello che una volta era liquidato con frasi come:

‘eh vabbè, sono maschi’

‘eh vabbè, fanno i cretini’

‘vabbè, ma che sarà successo’

‘eh, che devi fare…’

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La rassegnazione davanti alla violenza era ciò che permetteva a questa violenza di dilagare silenziosa e socialmente tollerata. Spesso, da noi stesse per prime.

Il motivo è semplice: da sempre è stata la donna ad essere colpevolizzata per attenzioni non richieste e molestie. Da sempre, parte della vergogna è su di lei.
Se qualcuno avesse parlato sarebbe stato probabilmente per dire qualcosa del tipo ‘dai, ti sarai sbagliata’ o ‘eh vabbè, non l’avrà fatto apposta’, perché riconoscere ed ammettere la molestia sessuale, anche quando ce l’abbiamo davanti, è scomodo.

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E’ ancora un tabù che si cerca di allontanare. Perché il sesso per tanti E’ ancora un tabù. Perché l’emancipazione femminile per tanti E’ ancora un problema: la donna deve dire le cose sottovoce, anzi: non dirle proprio. Stare al suo posto. Subire. Casomai allontanarsi, ma non ribellarsi.

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Tante volte minimizzare e colpevolizzare sono la stessa cosa. Sei tu ad esserti sbagliata, o ad esserti messa al posto sbagliato, o ad aver lanciato quello sguardo, indossato quella maglietta attillata, avere quella certa reputazione. Siamo noi stesse e il nostro stesso corpo, a volte, ad essere un’attenuante per chi abusa e molesta. Addirittura, qualcuno ha provato a sostenere che sia la nostra biologia a chiamare l’aggressione: le mammelle pronunciate che curvano la camicia, i capezzoli che si intravedono sotto una maglia, il sedere pronunciato e tondo, le labbra.

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Sono quelli che ‘eh, ma vai in giro così…’ o ‘beh, avevi i jeans aderenti’. Nascondere le forme del corpo ci metterebbe forse al sicuro? Siamo forse circondati da bestie? Ho visto su Facebook e Twitter un bellissimo post, che recita più o meno così:

COME EVITARE L’ASSALTO SESSUALE: UNA GUIDA

  • Occhio a cosa indossate! Se pensate che potreste assaltare sessualmente qualcuno, è meglio indossare una maglietta con scritto ‘STUPRATORE’ così gli altri possono stare alla larga.
  • Attenti alle droghe! Non mettete droghe nei drink che non sono vostri.
  • Quando camminate di notte al buio, non assaltate sessualmente le persone intorno a voi.
  • State attenti a chi abita nel vostro quartiere: non aggrediteli, non molestateli, non stuprateli.
  • Attenzione all’alcol, specie se vi provoca l’istinto di aggredire sessualmente gli altri.
    Usate il sistema dell’amico: siate accompagnati, in modo che possano fermarvi se sentite il bisogno di assalire qualcuno.
  • Portate con voi un fischietto: se sentite l’istinto di assalire sessualmente qualcuno, fischiate forte finché non arriva qualcuno.

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Cosa fanno queste frasi, così semplici e così brillanti? Spostano la responsabilità dell’attacco sessuale dall’assalito all’assalitore. Levano finalmente la colpa dalla vittima, mettendola esattamente lì dove deve stare: sulle spalle di chi SCEGLIE di compiere un attacco sessuale.

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Parafrasando la canzone delle attiviste sudamericane:

E LA COLPA NON E’ LA MIA

NE’ DI DOVE ERO

NE’ DI COME VESTIVO

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Ricordate sempre che la colpa di un abuso è SOLO di chi sceglie di compierlo, e mai della vittima.

ANTONELLA

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