Stato di calamità esistenziale pandemica⏳

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Forse ci voleva una crisi vera, comune, a rete unificate per fare i conti con le nostre contraddizioni. I conti torneranno, ci spero e ci credo, come torna la primavera…⏳ Molti miei coetanei  vivono indecisi tra l’eccitazione del “se vuoi, puoi” all’immobilismo del “mi merito l’estinzione”.

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Uno stato di calamità esistenziale imminente che sentivo endemica ma che ora è ufficialmente pandemica. È come se i demoni della mia generazione avessero preso forza. La cosa strana è che anche i nostri desideri, le certezze che abbiamo cercato di costruirci, le mitologie che abbiamo alimentato negli anni, le formule magiche motivazionali, ci si fossero rivoltate contro…

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  • Il mito del siamo solo noi e invece siamo così tanti che siamo proprio tutti. L’emergenza ci chiede di non essere speciali per nulla, di muoverci nello stesso modo, comportarci tutti nello stesso modo. Ci chiede di non distinguerci, oltre che di non estinguerci.

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  • Per la prima volta nella storia siamo i primi adulti della fila, quelli di sana e robusta costituzione. Come genitori non possiamo appoggiarci ai nonni, perché gli anziani rischiano più di tutti, dobbiamo essere meno figli o, meglio, dobbiamo essere quei tipi di figli che si occupano dei propri vecchi, come natura vuole.

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  • Imperversa il rassicurante quanto fotogenico immaginario dell’intimità domestica, ne abbiamo fatto una filosofia instagram importata dalla Danimarca: l’hygge. Ci siamo o non ci siamo fotografate, patinate donne che guardano fuori dalla finestra sorseggiando la propria tazza di tè con un gatto acciambellato sulle gambe nude e un libro sul gatto acciambellato sulle gambe nude? Eccoci accontentate. Proviamo a stare in posa così per quindici giorni adesso. Ci piacevano i mobili svedesi? E allora becchiamoci i domiciliari tra le pagine di un catalogo Ikea.

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  • Il tempo che manca per curare i propri interessi, il tempo che manca per curare i propri cari, il tempo che manca per curare i rapporti. Ora il tempo c’è. Dilatato. Abbiamo pontificato sulla necessità dei nostri bambini di sperimentare la noia e ora la noia ci assale, senza possibilità di fuga. Abbiamo pontificato sulla necessità di fermarci e pensare e ora ci restano solo i pensieri che si prendono tutto.

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  • Cosa è stato il grande imperativo della mia generazione. Non trovi un impiego? Inventalo. In tanti abbiamo investito nella creatività, con fantasia e coraggio, nella musica, nell’editoria, nella cultura in generale. La prima a saltare. Meglio folli che infelici ci siamo detti, ma da #stayfoolish a #stayacasa è stato un attimo.

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E ancora potrei continuare… Il mito dell’educazione dei figli, il nostro grande patrimonio, così grande che nessuna scuola sembra adeguata ad accrescerlo? Per un po’ ce ne dobbiamo occupare da soli. Il mito della rete, dei social, della connessione? Diventa l’unico mezzo per sentirsi, così claustrofobico che ti viene voglia di prendere qualsiasi schermo e fargli fare un giro nel microonde.

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Mia mamma quando ero bambina, dopo una brutta influenza, diceva che mi trovava più alta, più grande. Le chiamava febbri della crescita. Magari è la volta buona che diventiamo adulti.

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