Abbiamo voluto la resilienza? Ora andiamo a resiliare”😷

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La minaccia è arrivata ma noi ITALIANI siamo più forti:   l’Italia va avanti… beviamoci su, facciamo l’aperipandemia, scatta il trenino…  Eh meo amico Covid e via così. Il primo tempo della negazione dura poco, poi si passa alla leggera euforia di fronte alla novità delle restrizioni, chiamata anche #andràtuttobene😷

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Andrà tutto bene è il nuovo #staisereno, se qualcuno ti dice stai sereno come minimo fai scorte di beni primari e rispolveri il bunker antiatomico indisuso dalla Guerra Fredda.  Nella fase #andràtuttobene ci si affaccia al balcone, si canta Azzurro e ci si riscopre comunità.

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Viviamo un lutto diretto o indiretto e stiamo imparando un’idea di coraggio nuova, che non ci ha insegnato nessuno in tv, al cinema, nei libri e nella storia, che non è eroica e non è facile nemmeno da imbellettare. Il coraggio della pazienza. La speranza è una lunga pazienza, mi ha detto un giorno, in tempi non sospetti e non infetti  mia madre… Aveva ragione. La speranza è una lunga pazienza, l’unica che ci è concessa al momento.

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Ci si rende conto che tutto andrà a stento, tutto andrà a rilento, ci si rende conto che “tutto” si è fatto lutto. Questa pandemia è arriva come una doccia fredda… È una guerra senza nemico e nelle guerre senza nemico vale il tutti contro tutti. È il momento in cui ci si guarda allo specchio e ci si dice “abbiamo spaccato le balle per anni con la resilienza, e adesso? Abbiamo voluto la resilienza? E mo andiamo a resiliare”.

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Ecco io credo che stiamo più o meno qui: tra rabbia e contrattazione. Il problema è che se tutto procede secondo questo schema arriverà il passaggio peggiore: la depressione. E poi l’accettazione in cui si darà un senso a ciò che è successo e finalmente si ricomincerà.

ANTONELLA

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