Ossi di seppia – Il rumore della memoria: serie tv non-fiction pensata nell’epoca del Covid-19 per i ragazzi📺

Ossi di seppia – Il rumore della memoria: serie tv non-fiction pensata nell’epoca del Covid-19 per i ragazzi📺

«La storia è spesso caratterizzata da catastrofi, e l’uomo dalle catastrofi non impara mai un cazzo». Mauro Parissone

Parissone è il direttore editoriale di 42° Parallelo, società di ideazione e produzione “madre” del progetto Ossi di seppia – Il rumore della memoria, «la prima serie tv non fiction nell’era del coronavirus». Il format di 42° Parallelo, ideato e prodotto in esclusiva per RaiPlay, prevede il rilascio – ogni martedì   sulla piattaforma online gratuita del servizio pubblico Rai,  un nuovo «racconto della realtà» di circa 20 minuti, per un totale di 26 episodi.

«I social network e il web hanno prodotto una frammentazione dell’attenzione, che nei giovani e giovanissimi si è di conseguenza notevolmente ridotta. È per questo che abbiamo deciso di realizzare un prodotto che sta entro i venti minuti: le nostre storie sono monotematiche, mono-puntata, con un solo io narrante e con il repertorio preso dalle Teche Rai. È una narrazione essenziale, non siamo di fronte a un documentario: si tratta di una serie tv non-fiction pensata nell’epoca del Covid-19 per i ragazzi».

Tra le 26 puntate, quella sul metodo Di Bella, il primo caso mediatico che ha visto le persone schierate contro gli esperti; la vicenda di Carlo Urbani, il primo medico ad identificare un virus sconosciuto e letale persino per lui, la Sars. La tragedia di Rigopiano, l’omicidio di Giulio Regeni e le dimissioni di Papa Benedetto XVI. La morte improvvisa del calciatore Davide Astori, quella divisiva di Dj Fabo. Ma anche il disastro nucleare di Fukushima, e l’incidente di Seveso, due immani tragedie ambientali che attraverso le immagini d’archivio – le tute bianche che bonificano il terreno, l’istituzione di una zona rossa, l’invito ripetuto dalle autorità a “restare in casa” – ci riportano immediatamente all’oggi e alla pandemia che stiamo affrontando. In ogni episodio il racconto in prima persona di un protagonista dell’epoca o di un testimone dei fatti per una narrazione inedita, veloce (puntate inferiori a mezz’ora) e appassionante.

Il titolo Ossi di seppia è un chiaro omaggio a Eugenio Montale: «Gli ossi di seppia vengono restituiti dal mare scarnificati, gettati sulla spiaggia come detriti, relitti, e Montale ne coglie la forza evocativa. Perciò la serie tv è anche una medicina audiovisiva contro la perdita della memoria collettiva».

Tornano in mente i corsi e ricorsi storici di Giambattista Vico, lontanissima reminiscenza liceale: per il filosofo napoletano gli accadimenti si ripetevano con le stesse modalità a distanza di tempo in base a un preciso disegno della divina provvidenza, che oggi sappiamo invece essere – nella maggioranza dei casi – nostra pura ignoranza e sciatteria. Forse, a ben vedere, era meglio la divina provvidenza.

ANTONELLA

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