PRIMO MAGGIO 2021 ๐Ÿ‘จโ€๐Ÿ‘จโ€๐Ÿ‘งโ€๐Ÿ‘ฆ

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Il Primo Maggio รจ la โ€œfesta del lavoroโ€ o, viste le sue origini, โ€œdei lavoratoriโ€. Cioรจ di chi contribuisce alla ricchezza e al benessere collettivo con il proprio lavoro su cui, come recita lโ€™articolo 1 della Costituzione, โ€œรจ fondataโ€ la nostra Repubblica democratica… Cโ€™รจ una pagina di Vittorio Foa che mi ha sempre colpito. Richiesto di ricordare un qualche Primo Maggio della sua vita, Foa โ€“ padre costituente, dirigente politico e sindacale che si era fatto 8 anni di carcere duro per le sue idee antifasciste โ€“ ripensando ai ยซtanti Primi Maggio trascorsi in galeraยป li definรฌ ยซdi festa e di lottaยป perchรฉ โ€“ aggiungeva โ€“ ยซgiorni di fede combattiva nellโ€™avvenireยป. Lo considero il segno che si puรฒ, anche confinati, continuare in un giorno come questo a progettare il futuro.
Questโ€™anno il lavoro paga un prezzo pesante alla pandemia che da piรน di due mesi sta segnando nel profondo le nostre vite. Anzi, un doppio prezzo. Perchรฉ nel giorno della โ€œsua festaโ€ le piazze saranno โ€“ dovranno essere, giustamente โ€“ vuote, come mai era successo in 75 anni di democrazia, mentre questa ricorrenza presupporrebbe la presenza fisica, dei corpi e delle bandiere, a esprimere il proprio protagonismo collettivo. E perchรฉ ai lavoratori รจ richiesto, in queste settimane, in questi mesi, uno sforzo e unโ€™esposizione al rischio particolari.

#illavoroaltempodelcontagio

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Presi nelle grinfie del virus, abbiamo scoperto lโ€™indispensabilitร  dei primi, del back office, e la (sia pur temporanea e relativa) superfluitร  dei secondi, del front office, tranquillamente โ€œconfinabileโ€ in casa. Eโ€™ come se in poche settimane di โ€œemergenzaโ€ fosse stata spazzata via dโ€™un colpo una parte delle Grandi narrazioni che ci hanno accompagnato fuori dal Novecento (dal โ€œsecolo del lavoroโ€) a cominciare da quella che avrebbe voluto il lavoro manuale, il lavoro operaio e quello dei servizi โ€œpoveriโ€ โ€“ quelli non fruibili โ€œin remotoโ€, che si fanno โ€œcon le maniโ€ e mettendoci โ€œil corpoโ€ โ€“ un residuo solido in via di smaltimento. Entitร  secondaria, marginale e marginalizzabile nei meccanismi del riconoscimento sociale. Oggi siamo chiamati a restituirlo quel โ€œriconoscimentoโ€, se non altro per lโ€™alto prezzo in vite umane pagato da questa parte del mondo del lavoro, mandata spesso ad affrontare la malattia senza protezioni nรฉ mezzi adeguati. E per aver misurato nellโ€™esperienza quotidiana quanto della vita di tutti dipenda da loro, dal momento che non basta un algoritmo a far girare il mondo al posto loro. Eโ€™ un esercizio che si puรฒ fare anche a piazze vuote, propedeutico a quanto occorrerร  fare, e riconoscere, quando si tornerร  a una qualche, sia pur mutata, normalitร  che non potrร  essere โ€“ รจ sotto gli occhi di tutti โ€“ una pura e semplice continuazione del prima.

1 maggio a

Antonella

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