Alfredino… una storia italiana❤️

Sono passati quarant’anni dalla morte di Alfredino Rampi, il bimbo di sei anni caduto accidentalmente in un pozzo artesiano vicino Frascati, in provincia di Roma, a pochi metri dalla casa di famiglia. Sprofondò prima a 36 metri, poi fino a 60 metri di profondità. E non ne uscì più. Una ferita mai rimarginata, una storia che ha lasciato un segno indelebile nella coscienza degli italiani e in un certo qual modo un profondo senso di colpa generale che si fa fatica  a superare.

Ora, quella cronaca così dolorosa, si trasforma in una serie tv: “Alfredino – Una storia italiana”, quattro episodi divisi in due appuntamenti, il 21 e 28 giugno su Sky Cinema. Oppure in streaming su Now tv.  Alla regia è stato chiamato Marco Pontecorvo mentre nel cast troviamo Anna Foglietta nel ruolo della mamma del piccolo Alfredino Rampi,  Francesco Acquaroli è il comandante dei Vigili del fuoco Elveno Pastorelli. Vinicio Marchioni è stato scelto per la parte di Nando Broglio. Questo è il nome del vigile del fuoco che ha avuto l’arduo compito di tenere compagnia al piccolo Alfredino e motivarlo in quelle ore tremende. Luca Angeletti è Ferdinando Rampi, il padre di Alfredo. Poi ci sono anche: Beniamino Marcone, Giacomo Ferrara, Valentina Romani, Daniele La Leggia, Riccardo De Filippis e Massimo Dapporto nei panni dell’allora presidente della Repubblica, Sandro Pertini.

Alle sette della sera del 10 giugno 1981, il piccolo Alfredino Rampi cade in un pozzo artesiano a Vermicino. È il padre di Alfredino Rampi, allarmato dall’assenza del figlio, che va a chiamare la polizia. Da quel momento inizierà un’agonia che durerà per ben 60 ore. I primi agenti, arrivati sul posto, si rendono subito conto della gravità della situazione, amplificata dalle urla disperate di Alfredino che provengono da più di trenta metri di profondità. Giungono subito sul posto anche i Vigili del Fuoco, che cercano di tenere sveglio il bambino, ma con il passare delle ore ci si rende conto che liberarlo sarà tutt’altro che facile, visto che i tradizionali mezzi di salvataggio si rivelano tutti inutili. Sul posto tecnici e speleologici, ma senza alcun esito. Poi la notizia dilagherà grazie alla diretta Rai, convogliando sul posto folle di curiosi. Si presenteranno anche nani, circensi, fantini pronti a calarsi nel pozzo pur di salvare la vita al povero Alfredino. Tutti falliranno, risalendo in superficie con ferite ed escoriazioni, sempre e comunque a mani vuote.

Milioni di persone incollate alla tv; tre giorni e tre notti che trasformarono la diretta Rai in un rito mediatico ante-litteram, che mise in secondo piano una crisi di governo, il rapimento di Roberto Peci, lo scandalo P2. Ma alla fine il salvataggio divenne fallimento, la speranza delusione collettiva. Quello che si vede sugli schermi di tutta Italia non è purtroppo soltanto la cronaca di una vicenda amara e sfortunata, toccata in sorte ad un bambino di appena 6 anni. È anche lo specchio di un Paese (di allora e forse anche di adesso), da sempre diviso tra generosità e disorganizzazione. A Vermicino per tre giorni va in scena il cuore e l’improvvisazione, il coraggio e l’inefficienza, in quel sottile e labile gioco che divide sempre il successo dalla disfatta. Il risultato finale sarà tragico e ad avere la meglio saranno il fango all’interno del pozzo, il terreno duro da penetrare, la confusione, l’impreparazione, la sfortuna, la fretta. Ogni tentativo fallirà e di lì a poco Alfredino morirà, consegnando il suo piccolo corpo alla memoria collettiva dell’Italia intera.

Questa lacerante vicenda scosse l’intero Paese. Non ultimo il Presidente di allora Sandro Pertini. Fu proprio lui a raccogliere l’appello della mamma di Alfredino, Franca Rampi la quale aveva denunciato fin da subito la disorganizzazione e la confusione dei soccorsi.

Nacque così l’idea di creare la Protezione Civile. un’organizzazione di uomini e donne dello Stato capaci di intervenire con velocità e professionalità in eventi calamitosi, catastrofi, situazioni di emergenza al fine di garantire l’incolumità delle persone, dei beni e dell’ambiente. Il sacrificio di Alfredino, in questo senso, non è stato vano. Anche se ogni volta che ci ricorderemo di lui non potremo non pensare all’amarezza di non averlo visto uscire vivo da quel pozzo profondo e buio. Dove il suo innocente sorriso si è spento per sempre.

Alfredino… sei sempre nei nostri cuori…

❤️Simonetta❤️

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