L’esaltazione del talento di Martina Fieno allieva dell’Istituto Santa Chiara di Roma✴

L’esaltazione del talento di Martina Fieno allieva dell’Istituto Santa Chiara di Roma✴

Spesso ci fermiamo a contemplare la genialità di artisti come Leonardo da Vinci, ammiriamo la facilità con cui è riuscito, con un tocco di pennello, a creare tanta bellezza quanta noi, gente comune, non riusciamo neanche a immaginare; osserviamo meravigliati il suo operato, e lui ci appare come un uomo cui è stato donato, nel preciso istante in cui è venuto al mondo, quel talento naturale concesso solo a pochi fortunati.

Ma, esattamente, che intendiamo dire quando ci complimentiamo con qualcuno e gli diciamo che ha talento? Possiamo certamente affermare che è una predisposizione naturale che ci porta a raggiungere risultati di cui andare fieri, perché il talento, infatti, racchiude in sé le qualità che ereditiamo da coloro che ci hanno generato. Con altrettanta fermezza, possiamo asserire che il talento, solingo, non è bastevole a conseguire traguardi significativi, perché tutte quelle qualità innate richiedono di essere messe a frutto con desiderio e tenacia. Pertanto, pensare che la chiave del successo sia riservata a pochi designati che hanno ricevuto il “dono del talento”, significa inciampare nell’errata considerazione per cui, chi consegue mete importanti, riesce a farlo solo in quanto ereditario di una volontà superiore favorevole; si traduce che la volontà, la determinazione, la fatica e la costanza sono elementi imprescindibili. Possiamo dunque definire il talento come il perfetto equilibrio tra qualità innate e indotte, tra ciò che è dato in dono e la caparbietà nel voler raggiungere un determinato obiettivo.

Queste riflessioni fanno intuire il valore della consapevolezza del proprio talento, perché, se nessuno sceglie il proprio, a ciascuno è data la responsabilità di scoprire quale sia il dono concesso, l’attitudine per cui si è nati. È un percorso di presa di coscienza, in cui la scuola si rende protagonista, nel suo quotidiano formare le menti, renderle consapevoli dei propri punti di forza, delle proprie debolezze, mettendo a fuoco e stimolando quel talento che altrimenti, forse, resterebbe latente. La scuola incoraggia a non lasciarsi sopraffare dagli ostacoli, a essere forti e caparbi nel portare avanti il progetto di vita di ognuno.

Quando talento e determinazione si incontrano può scaturire qualcosa di sbalorditivo, e questo lo sa bene Martina Fieno dell’Istituto Santa Chiara di Roma, che è stata all’altezza del proprio talento. Ispirandosi all’olio su tela di Vincent Van Gogh “La camera di Vincent ad Arles”, ha unito arte e tecnica, rielaborando la realtà attraverso un pensiero critico e creativo; con la sua riproduzione è riuscita a restituire l’oggettività di quell’ambiente deforme, quel letto di legno ad una piazza, la brocca e il bicchiere sul tavolino posto in posizione angolare, quel povero specchio con accanto un’asciugamano che pende da un grosso gancio, ma, nel contempo, ha reso vive le sensazioni positive e di pace dell’artista.

Una perfetta dimostrazione di quanto il talento non sia fine a sé stesso, ma la calibrata armonia tra talento stesso e lavoro duro, tra perseveranza e consapevolezza delle proprie capacità e possibilità. Riconoscere il proprio talento significa anche accettare i propri limiti e, al tempo stesso, puntare ad ambiziosi obiettivi. Nel talento c’è libertà e sacrificio, c’è passione e voglia di donare, intrecciati in un dialogo costante. Marina Pia Scialla

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Scuola Santa Chiara
Via Caterina Troiani, 90 00144 Roma, Lazio

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